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Il leone e l’elefante (Gymnasion 1)

Traduzione della versione Il leone e l’elefante di Esopo del libro Gymnasion 1:

Un leone un giorno si lamentava perché, pur essendo grande e bellissimo d’aspetto e pur essendo munito di zanne in bocca e di zampe con artigli (letteralmente pur essendo armato di denti in bocca e di artigli nelle zampe), (pur essendo) molto più forte degli altri animali, temeva il gallo, che era ben1 più piccolo di lui.

Riflettendo così tra sé e volendo morire, il leone si imbatté in un elefante e trascorse un po’ di tempo conversando con lui.

Vedendo che per tutto questo tempo l’elefante muoveva le orecchie, (il leone) chiese: “Che cosa c’è (letteralmente che cosa subisci)?

E perché mai2 il tuo orecchio non sta fermo nemmeno un attimo (letteralmente nemmeno per un po’)?”.

E l’elefante, mentre una zanzara per caso volava intorno a lui, disse: “Vedi questo piccolissimo animale che ronza?

Se mi entra in un orecchio (letteralmente se entra in me per la via dell’udito), sono spacciato”.

E il leone disse: “Perché dunque devo morire, dato che sono così potente e più fortunato dell’elefante quanto il gallo è più grande della zanzara (letteralmente perché dunque è ancora necessario che io muoia, essendo tale e più fortunato dell’elefante quanto il gallo è più grande della zanzara)?”.

Va bene anche “così” (come indica il vocabolario del libro), ma la traduzione riportata sopra sta meglio.

Il termine τίπτε è il risultato dell’unione di τί e ποτε.